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Friuli: il mutuo soccorso abitativo per migranti

 

Tra le numerose esperienze di nuovo mutualismo, che in Italia coniugano le tutele del lavoro per il Quinto Stato alla garanzia dell’abitazione, l’esperienza friulana dell’associazione “Vicini di casa” è tra le più significative. Questa associazione ha trasformato il patrimonio immobiliare e culturale di una rete di latterie sociali di ispirazione cattolica e socialista in un’offerta di abitazioni per operai immigrati che lavoravano inizialmente nei cantieri di Monfalcone.

In seguito ha dovuto affrontare la crisi drammatica delle politiche abitative che ha reso inadeguati l’Ater e la rete delle agenzie immobiliari, come lo stesso “privato sociale”. In questo caso, il mutualismo è una risposta alternativa che serve a ricostruire un tessuto distrutto dalla crisi, dall’inefficienza delle politiche pubbliche dell’alloggio, e di un mercato immobiliare dove aumentano i prezzi degli affitti.

“Vicini di casa”, da dieci anni, opera come agenzia sociale per la casa, ha sportelli in tutta la provincia di Udine. Il suo obiettivo è orientare e supportare cittadini stranieri e italiani, rispondendo alle loro esigenze. In questo modo ha ha sviluppato la collaborazione con i servizi sociali a supporto dei cittadini che non si trovano solo in disagio abitativo. Tra alloggi di proprietà, in comodato, in gestione e in affitto, l’associazione gestisce in totale più di 100 alloggi, quasi 500 persone coinvolte, con contratto 3 più due o 4 più 4. Nel corso di un decennio “vicini di casa” ha moltiplicato le sedi nella provincia, affrontando i problemi del lavoro e della vita che s’intrecciano in maniera inestricabile nel caso dei lavoratori immigrati:

Gli sportelli dell'associazione "vicini di casa"

L’inchiesta sull’inserimento abitativo e l’integrazione dei migranti in Italia, ”Il mondo in casa mia“, permette di analizzare il contesto difficile in cui si è sviluppata anche l’esperienza friulana. Dalle interviste agli attori della filiera della compravendita, e dell’affitto, di case a Udine: agenti immobiliari, affittuari, emerge che:

“E’ il 90% dei proprietari a non voler affittare ad immigrati e solo un terzo di questi 30 lo fa per preconcetti. Il 70% invece ha vissuto brutte esperienze proprie o raccontate da amici e parenti. Del resto loro (gli immigrati n.d.r.) hanno abitudini religiose, di orario e soprattutto alimentari troppo diverse dalle nostre e addirittura pregiudiziali alla tranquillità condominiale. Tanto che spesso la pressione ai proprietari viene fatta dagli altri condomini, che dicono di volere “una famiglia normale” . Del resto non c’è più alcun filtro, non ci si può fidare, ci sono persone che mi hanno denunciato disavventure causate da immigrati che erano stati loro presentati dalla Caritas. Quindi si capisce che non è un razzismo da prevenuti quello degli italiani.” A rispondere è il titolare di una piccola agenzia a gestione familiare di Verona, il quale, convinto sostenitore delle motivazioni culturali a spiegazione dei limiti posti dai proprietari, continua così la sua analisi: ” I veronesi non vogliono vivere accanto ai neri a causa dei problemi che i neri portano con sé. Lamentano atteggiamenti troppo distanti dalla nostra cultura. Per esempio per loro è normale molestare una ragazzina di 12-13 anni perché lo fanno nel loro paese, per noi italiani evidentemente no”.

Il dirigente di un’agenzia immobiliare, sempre a Verona, conferma:

“Sta aumentando esponenzialmente anche il numero di persone che si informano, prima di acquistare un immobile, su quali saranno i futuri vicini di casa. Se ciò fino a poco tempo fa capitava solo in alcuni quartieri (magari periferici e considerati più a rischio) adesso capita un po’ ovunque. Inoltre anche gli esercizi commerciali, quelli direzionali e gli studi dei professionisti stanno tornando in pieno centro storico per motivi legati ai flussi migratori. Io, per esempio, avrei il veto dalla mia dirigenza se volessi aprire una nostra filiale in Veronetta”.

Se l’inserimento abitativo rappresenta uno degli aspetti più problematici dell’integrazione degli immigrati in Europa, “Vicini di casa” rappresenta una delle più avanzate esperienze italiane di mutualismo che assicura ai migranti un’assistenza tecnica e giuridica, oltre che un’interfaccia utile ad affrontare un mercato immobiliare impazzito.

Lo conferma Anna Fasano, referente dell’associazione, a Tam Tam, una trasmissione di Radio Onda Furlane.

“Sono molti gli immigrati che non ottengono un regolare contratto di affitto o che pagano un canone superiore a quello previsto dal contratto, che non ottengono le ricevute di pagamento e che non possono quindi provare di aver pagato il canone, che pagano canoni superiori a quelli di mercato per case fatiscenti in quartieri degradati, che con estrema difficoltà riescono ad ottenere un mutuo per acquistare una casa”.

Da questo intervento emerge la trasformazione dell’utenza dei servizi mutualistici erogati da “Vicini di casa”; dal 2006 l’origine e la provenienza degli utenti di “Vicini di casa”:

“Fino al 2006 le persone prima erano immigrati stranieri visibili, oggi ci sono rumeni o albanesi. Il target era solo stranieri fino al 2006. Poi è cambiato il contesto, il servizio si rivolge ad un 50% di italiani. A Udine, dove la presenza di stranieri è superiore rispetto ad altre realtà sede di ambito. Il servizio si è adeguato anche a coloro per cui la casa è un elemento per avviare un percorso di autonomia sociale”.

La crisi ha complicato la situazione. La regione Friuli non ha adottato, per il momento, alcuna politica per affrontare l’emergenza abitativa, gli sfratti per morosità. in altre realtà sono stati istituiti fondi di garnazia per morosità, che cercano di prevenire lo sfratto, intervenendo sui proprietari per evitare che sfrattino i loro inquilini in caso di perdita di lavoro di un membro del nucleo familiare. Ciò dimostra anche il ruolo modulare che il sistema mutualistico assume rispetto alle mutate esigenze del territorio e della condizione economica:

“Dal 2010 si è registrata una recrudescenza degli sfratti a Udine e provincia. La crisi li ha aumentati, anche perché gli ammortizzatori sociali sono ormai finiti, e la cassa integrazione non supporta più i nuclei familiari. La regione non è preparata e non dà risposte. Bisognerebbe trovare strumenti per incidere sul mercato, rendere i proprietari meno diffidenti verso il disagio sociale ed economico, al punto che preferiscono tenere sfitti gli alloggi, piuttosto che affittarli. Gli affitti continuano, nonostante tutto, molto alti”.

 In questo caso, il mutualismo, applicato alla questione abitativa, sollecita gli enti locali a modificare – anche radicalmente – le politiche di integrazione, di assistenza e di tutela delle condizioni di vita, al di là dei pregiudizi esistenti. Il pregiudizio razzista persiste, in particolare contro i maghrebini, spiega Fasano. Ma questo pregiudizio deve essere anche contestualizzato rispetto alle persone, italiane o straniere, “che non hanno una stabilità socio-economica” derivante dalla crisi. Gli italiani se la cavano affidandosi alle reti familiari e amicali. I migranti, quando non possono appoggiarsi alle reti delle comunità di provenienza, risultano tra i più colpiti.

Fasano: “Sin da subito vicini di casa ha immesso alloggi sul mercato per incidere sull’offerta sul mercato immobiliare, ma a canone calmierato. non un canone assimilato all’edilizia popolare, ma un canone che permette di risuytrtturare immobili acquisiti in comodato e poi di affittarli con il canone calmierato, in modo tale che le persone se lo possano permettere”.

Tra le diverse modalità di intervento, “Vicini di casa” ha elaborato anche quello del “prestito non oneroso” e il “fondo di rotazione”. Gli stranieri immigrati interessati ad affittare un alloggio e non in grado di far fronte da soli all’esborso iniziale richiesto, possono rivolgersi all’Associazione per ottenere un prestito non oneroso che copre in parte o completamente la quota corrispondente alla cauzione d’affitto, che viene poi restituita in rate mensili d’importo concordato di volta in volta (di solito in 10-15 rate).La restituzione del prestito garantisce il mantenimento del fondo di rotazione, rendendo possibile la concessione di nuovi prestiti.

Nella filiera di inserimento sociale e abitativo, si ricorre sempre più spesso all’albergaggio sociale.

Fasano: “E’ una risposta abitativa diversa da quello classico. E’ rivolto a singoli che non sono in grado di gestire un alloggio. A loro viene affidato un posto letto, in condivisione con altre persone, uomini e donne, a volte con figli. Il loro obiettivo è di averlo su tutti i territori. Il percorso è ancora da fare, ma l’ideale è di dare una risposta sul territorio stesso, per evitare di disgregare reti familiari e amicali. Deve essere dunque il territorio a fornire un servizio di prossimità, e il più possibile individualizzato, per incontrare la domanda dei singoli, come dei gruppi. quello dell’albergaggio è solo un primo momento che, in concerto con i servizi sociali, favorisce l’integrazione di queste persone nel territorio”.

Queste politiche sono essenziali per rispondere alle esigenze di migranti residenziali da anni a Udine e provincia, considerando anche il dato della crescita delle “seconde generazioni” che pongono un nuovo orizzonte al mutualismo.

 Insieme al pregiudizio razzista, il mutualismo friulano deve affrontare anche un altro problema, fondamentale. I cittadini stranieri che possono benefìciare dei servizi sono quelli “regolari”, così definiti dalle leggi italiane sull’immigrazione, coloro cioè che possiedono un permesso di soggiorno, quindi un contratto di lavoro, e cercano un domicilio.

“L’individuazione dei cittadini extracomunitari in regola con le disposizioni di legge e in possesso del regolare contratto di lavoro, è curata dagli operatori dell’Agenzia Sociale Immobiliare”.

 







 
 

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