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Una nuova idea di città e cittadinanza

 

Un manifesto per gli spazi pubblici a Roma

Le città sono sempre più un laboratorio diffuso di pratiche resistenti e costituenti, di esperienze condivise e di nascenti istituzioni, capaci di vigilare e opporsi a ogni ulteriore tentativo di strappare al pubblico accesso e alla pubblica utilità ogni singolo spazio ancora potenzialmente alienabile.

Dopo anni di passività e di delega, un numero sempre crescente di cittadine e cittadini ha deciso di tornare ad avere cura di ciò che appartiene e dovrà appartenere a tutte le generazioni, assumendosi la responsabilità di auto-organizzarsi e di riappropriarsi con i loro corpi e le loro idee di quell’immenso patrimonio materiale e immateriale che rischia sempre più di essere espropriato in nome del debito, della “crescita”, del guadagno di pochi.

In un modello economico in palese disfacimento, che vede ancora lo Stato e le amministrazioni locali impegnati a sostenere le rendite e le speculazioni della proprietà privata, le cittadinanze attive tutelano i diritti collettivi spesso in modo più adeguato di quelle istituzioni che dovrebbero essere garanti della promozione e della salvaguardia dei beni comuni.

Dal centro alle periferie, gli spazi abbandonati o svenduti dai governi sono luoghi pubblici, dove si gioca il futuro delle nostre città, dove si intrecciano le vite, le memorie individuali e collettive. Le esperienze di autogoverno e di riattivazione che qui hanno e possono ancora avere luogo forniscono servizi essenziali alle comunità (asili, mercati, scuole, centri culturali, biblioteche, teatri, cinema, distretti produttivi, centri sportivi, aree naturali). Questi laboratori vanno difesi, moltiplicati e messi in rete, perché sono gli unici in grado di arginare il degrado della vita civile e superare l’isolamento sociale, permettendo di riscoprire la cura e il legame verso un territorio, di recuperarne la storia. Soprattutto sono gli unici contesti dove la cittadinanza può, al di là del mercato, affermare nuovi immaginari, offrire ed esprimere dignità, solidarietà e felicità.

Per fare in modo che queste lotte producano trasformazioni sistemiche e radicali del tessuto sociale e urbano, intendiamo costruire un’ampia e plurale coalizione sociale, nella piena consapevolezza che la diversità è una risorsa da cui attingere e non da neutralizzare. Non si tratta di ricominciare da capo, ma di unire in un comune orizzonte la ricca e diffusa serie di esperienze, storie e lotte che ne costituiscono già il patrimonio.

Mappare e collegare nello spazio e nel tempo le lotte per i beni comuni significa arrestare il processo di speculazione e cementificazione per affermare nuove condizioni di vivibilità e fruibilità delle città. Significa cambiare prospettiva e condizioni materiali creando nuove e accessibili opportunità di incontro, scambio, cura, socialità, lavoro. E tutto ciò già oggi, tra l’altro, significa: mutualismo, formazione, co-working e co-housing.

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Con questa determinazione e a partire da tutte le esperienze di riappropriazione e liberazione già in atto a Roma come nel resto d’Italia, esercitiamo la nostra volontà e responsabilità collettiva, nel pieno riconoscimento e ulteriore ampliamento dei valori costituzionali, affermando e sottoscrivendo i seguenti princìpi:

– La cultura materiale e immateriale dell’Italia non è un bene in vendita, ma il punto esatto da cui ripartire per costruire un futuro abitabile e sostenibile, per tutti e tutte.

L’ambiente e le sue risorse naturali sono un patrimonio pubblico prezioso ed irriproducibile, come tali vanno considerati, tutelati e gestiti, nel rispetto delle lotte delle passate generazioni e del benessere di quelle presenti e future. Nessuno può usufruirne indiscriminatamente a danno dell’interesse collettivo.

Il territorio urbano ed extraurbano di una città sterminata com’è ormai Roma non necessita più della costruzione di una sola casa, né dell’abbattimento di un solo albero. Costante è l’impoverimento e l’esodo dei cittadini a causa dell’esponenziale insostenibilità del rapporto occupazione/reddito/costo della vita. Un milione sono ad oggi i vani sfitti e invenduti. Né il pubblico, né il privato potranno speculare ulteriormente sul suolo e sulle risorse della nostra città.

– Qualsiasi ulteriore intervento dovrà unicamente avviare profonde politiche di riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’esistente, di regolamentazione e gestione partecipata con le cittadinanze, arrestando una volta per tutte ogni progetto e processo espansivo fondato su varianti, deroghe, finanza di progetto e compensazioni: strumenti ormai irricevibili e inconciliabili con qualsiasi ragionevole possibilità di realizzare un’altra idea di “crescita” e di “sviluppo”.

Nessun pacchetto turistico di romanticismo a buon mercato, nessuna trasformazione del centro urbano in salotto esclusivo, nessuna retorica della sicurezza potranno ulteriormente giustificare lo svuotamento, la svendita, l’ipervalorizzazione fondiaria e immobiliare, a discapito del collasso sociale e materiale della vecchia e nuova periferia. Roma può e deve essere un organismo inclusivo, fondato o rifondato sul protagonismo dei soggetti sociali che la vivono e su un nuovo e non più gerarchico rapporto tra centro e periferia, tra città e campagna.

Nessun distretto produttivo di utilità pubblica potrà essere dismesso e alienato a vantaggio di pochi, contro il benessere collettivo. Le istituzioni pubbliche devono contrattare e al limite ripensare, mediante processi di concertazione e progettazione partecipata, il futuro di questi luoghi nel rispetto delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti e di tutta la cittadinanza.

Le comunità locali hanno il diritto di esprimersi sulla ridestinazione del patrimonio pubblico in dismissione e sulle grandi trasformazioni urbane, anche per affermare usi e gestioni in base ad esigenze espresse e ad esperienze già dispiegate.

– Tutto il patrimonio immobiliare e fondiario congelato per fini speculativi e/o inutilizzato deve tornare al pubblico ed essere ridestinato, attraverso il coinvolgimento diretto della cittadinanza, per nuove opportunità di buona vita in comune: a partire dall’erogazione di servizi sociali, dal nuovo mutualismo, dalla formazione, dal co-working, dal co-housing e dallo scambio interculturale.

– Tutte le esperienze di ri-appropriazione del patrimonio pubblico e privato – strade, piazze, stabili, infrastrutture, aree verdi – che abbiano generato valore e utilità sociale, restituendo alla collettività una ricchezza materiale e immateriale di saperi e di pratiche, vanno riconosciute nella loro legittimità e sostenute come risorse fondamentali e costituenti di una nuova e già operosa idea di città e di cittadinanza.

– Per lavorare ad una nuova idea di città è necessario guardare alle comunità non più come distretti amministrativi ed elettorali, come categorie di utenti e consumatori, ma come costellazioni di abitudini, narrazioni condivise e attive. È essenziale avviare politiche culturali che, libere dalla retorica e dall’economia dei grandi eventi, siano realmente in grado di attivare e riattivare le sensibilità, le risorse e le qualità esistenti.

– In questi e negli anni di crisi a venire occorre conciliare la necessità di uno sviluppo locale con il diritto ad abitare liberamente la città nelle sue varie forme e necessità, integrando il diritto universale alla cittadinanza con l’attivazione di pratiche dal basso, auto-organizzate e indipendenti, che rivendichino la propria presenza all’interno della sfera urbana come parte attiva, creativa e conflittuale.

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Questo manifesto non immagina nessuna città utopica e non ha nostalgia di ciò che Roma è stata o avrebbe potuto essere, ma guarda alla nuova e antica idea di città che già le vive dentro con la certezza che nella sua complessità, nel suo caotico palinsesto sociale e materiale, risieda la lezione del suo passato e il senso del suo futuro.

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Il Manifesto per gli spazi pubblici a Roma promosso dal Quinto Stato, discusso e presentato in diverse assemblee romane prima dell’estate.

Per aderire come singol* e gruppi scrivete a : manifestospazipubblici@gmail.com.

Il nostro auspicio è che il Manifesto diventi occasione, in contesti e sedi diversi, di discussione, coalizione e pratica collettiva della città che vogliamo.

Aiutateci con il passaparola pubblicandolo sui vostri siti e blog.
La redazione del Quinto Stato.

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CO-PROMOTORI
Altramente Scuola per tutti
Amate l’Architettura
Angelo Mai Altrove Occupato
Associazione SCOSSE – Soluzioni COmunicative Studi Servizi Editoriali
C. A. L. M. A. coordinamento associazioni del Lazio per la mobilità alternativa
Comitati No P.U.P.
Comitato cittadino per il Teatro del Lido di Ostia
Comitato cittadino per l’uso pubblico delle caserme
Comitato Porta Asinara
Nuovo Cinema Palazzo
Teatro Valle Occupato
Il Quinto Stato


ADESIONI INDIVIDUALI

Franca Clemente
Paolo Berdini
Fulco Pignatti Morano
Massimo Giacomazzi
Gabriella Restaino
Cinzia Lancia
Andrea Bordi
Rosalia Vittorini
Vittorio Sartogo
Sandro Medici
Daniela Festa
Piero Bevilacqua
Paola Loche
Gaia Pallottino

 







 
 

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