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Un manifesto per un’altra idea di città

 

Lunedì 4 giugno, presso la Città dell’Altra Economia di Testaccio, le reti, le associazioni e i comitati impegnati a difendere la città da qualsiasi forma di svendita pubblica e speculazione privata ai danni dei beni comuni, si sono riunite intorno all’appello del Quinto Stato per iniziare a lavorare insieme ad una nuova idea di città e di cittadinanza.

L’immenso patrimonio pubblico (luoghi della cultura, ex caserme, ex autorimesse, mercati, ex distretti produttivi, parchi, suolo e risorse) che si sta rendendo disponibile a causa del pesante indebitamento dell’Amministrazione di Roma e delle sue municipalizzate, apre ai costruttori romani e ai gruppi finanziari – gli stessi grandi elettori delle ultime tre giunte comunali – un’opportunità assolutamente unica e inedita per privatizzare e aggredire con un’incalcolabile mole di cemento il centro e le ultime cinture verdi, portando a compimento centoquarant’anni di devastazione e consumo sregolato del territorio.

Nel corso di questo incontro molto partecipato, che ha visto dialogare realtà e pratiche eterogenee, è emersa una lettura e una preoccupazione comune per l’ennesimo rischio che la città sta correndo e la medesima urgenza di mettere in campo una reazione collettiva e plurale per rilanciarne dal basso un nuovo destino.

Una coalizione sociale, nella piena consapevolezza che la diversità è una risorsa da cui attingere e non un freno, è emersa dunque come un orizzonte operativo praticabile e come un fattore determinante per restituire alla cittadinanza attiva e alla partecipazione il ruolo e la dignità che ora più che mai meritano.
Non si tratta di ricominciare da capo, ma di unire in un comune orizzonte la ricca e diffusa serie di esperienze, storie e lotte che ne costituiscono già il patrimonio.

Ciò che da Milano a Palermo si sta affermando con sempre maggiore forza e chiarezza è che i beni comuni e gli spazi pubblici non sono slogan e concetti astratti, ma qualcosa di molto concreto, da difendere, da conquistare, da inventare, un diritto che non va delegato ma continuamente esteso e rilanciato da tutte le cittadine e i cittadini.

Ripensare, mappare, ricollegare le lotte per i beni comuni, significa arrestare questo processo di privatizzazione e cementificazione per costruire nuove condizioni di vivibilità e fruibilità della città, significa cambiare prospettiva e promuovere un nuovo e più sostenibile rapporto tra centro e periferia, significa rivitalizzare il tessuto sociale urbano creando nuove e accessibili opportunità di incontro, scambio, cura, mutualismo, formazione, co-working e co-housing.

Da queste premesse condivise è nata quindi l’idea di scrivere insieme un manifesto, che possa essere una base per le lotte sul presente e il futuro di Roma. L’intento è di porre fine a trent’anni di delega in bianco, di emarginazione e di frammentazione, che hanno fatto perdere forza ad ogni esperienza e visione realmente liberate e attive dei beni comuni, consentendo al pubblico e al privato di farne scempio e trarne profitto ai danni di tutte e di tutti.

Vi invitiamo a prendere parte a questo percorso di incontro e di scrittura, a questo processo costituente, aperto, partecipato e plurale che ci porterà a lanciare pubblicamente, il prossimo settembre, il manifesto per un’altra idea di città, la nostra.

 







 
 

50 Comments

  1. Fiamma Dinelli scrive:

    Ottima l’idea del manifesto, ma penso sia molto necessario muoversi in fretta sul fronte delle proposte. So che da anni l?università lavora dando temi di studio su aree di proprietaà comunale. Molte soluzioni sono sicuramente molto astratte, ma alcuni spunti e suggerimenti sono molto buoni, tanto che certe cose sono state “recepite” spesso stravolgendole da passate amministrazioni. Bisognerebbe individuare un piccolo gruppo di persone molto concrete che si informassero su questi lavori e ne vagliassero una possibile parziale utilizzazione. Utopico? All’estero si fa.

 
 

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