Ticket to ride

 

E’ tempo di funamboli questo, in cui il limen ce lo ritroviamo tra i saperi che abbiamo incorporato, tra le professioni che manteniamo e quelle che cambiamo senza sosta, tra i paesi da cui veniamo e quelli che attraversiamo.

Limen per provenienza, limen per immanenza, limen per professione, limen per ossessione.

È tutto un liminare tra il rischio della fuga e la possibilità della furia.

Ma la figura più emblematica di questo rischio e questa possibilità di stare tra un di qua e un di là è quella del viaggiatore migrante che, nel tempo di una transizione che si fa spazio, indossa come fossero abiti, le frontiere da cui è abitato.

Chi emigrava ieri si ritrovava la cortina di ferro al posto della cintura, l’Europa al posto del cuoio delle suole, l’oceano al posto degli occhiali e le stive delle grandi navi al posto delle scarpe.

Chi emigra oggi invece mastica granelli di Sahara anziché una Brooklyn, utilizza la Libia oppure la Grecia al posto delle bretelle e avvolge il proprio collo nel Mediterraneo invece di usare una sciarpa.

Si tratta di differenze che parlano matrici musicali completamente diverse tra loro, dettate dalle geografie originarie che a loro volta sono calate nelle rispettive contemporaneità.

Rischio e possibilità finiscono per permeare parole, tessuto ritmico e struttura armonica che ne esprimono gli stati d’animo finendo per raccontare mondi e epoche differenti.

Ma tanta diversità è superata dalla vibrazione corale che intreccia la condizione dell’equilibrista che si mette in viaggio tra una provenienza e un arrivo conferendo alla dimensione del confine la potenza di una porta verso un’altra parte di sé.

È grazie alla coralità – rete di voci e corpi in movimento – che il viaggio si compie raggiungendo l’altra riva e trasformando il confine in un ponte tra due possibilità.

Silvia Janis Jop(lin)

 







 
 

13 Comments

  1. gianni scrive:

    Un ponte tra due possibilità? Parli delle materie prime che hanno gli stati di provenienza degli immigrati? Mentre di noi non sapevo che ne avevamo una, bene, dillo a tutti qual’è la nostra così risolvi i nostri problemi o almeno di tutti quelli di Quintostato !!!!

    • silviajop scrive:

      il ponte consiste nella possibilità che grazie all”assieme’ si materializza: trasformare la fuga in furia. capovolgere il paradigma della subalternità in paradigma dell’agentività.
      per il migrante di ieri e di oggi significa, attraverso una resistenza attiva e condivisa, agire il corpo di un diritto necessario in un sistema fortemente chiuso e respingente; per noi, Quinto Stato, significa la stessa cosa: pratiche di cittadinanza attiva. e l’incontro di ieri alla Città dell’Altra Economia assieme all’occupazione di Macao della torre Galfa di Milano ne sono la dimostrazione lampante. ecco il nostro ponte, caro gianni. la nostra musica è un coro. cantiamo assieme? :)

 
 

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