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Strade: il mutualismo riparte dai traduttori

 

Parlano le traduttrici:

Il 26 settembre 2007 iniziava così il racconto di Elisabetta Sandri “che amava la parola, scritta e no“:

“Sono in ufficio, aspettando una telefonata dal mio oncologo: con questo sono a quota ospedali numero otto (e per una radiografia la prossima settimana il mio personale tour per la Toscana conterà il nono) dacchè è cominciata la mia storia con il Drago, come definisco entre nous il tumore al seno che ho scoperto all’inizio del 2007″.

Traduttrice, indipendente, ha raccontato la sua odissea in un paese che non riconosce alle lavoratrici indipendenti il diritto alle indennità di assistenza in caso di malattia:

“Per la chemio, su consiglio dello staff chirurgico, peraltro ottimo e drammaticamente sotto organico, sono passata ad altro ospedale. Per il superconsulto (quando ti senti dire che sei tu a decidere se operare di nuovo o passare direttamente alla radioterapia) ho fatto i bagagli direzione nord. Rassicurata sulla non impellenza dell’intervento, è cominciata la corsa contro il tempo per la radioterapia. Altro giro, altro ospedale, nuovi dubbi (ebbene sì, la medicina non è scienza esatta) e peregrinazioni con il mio malloppo cartaceo in busta blu ed esotico turbante sulla testa. In questi mesi ho conosciuto persone che lavorano con passione e competenza ma che non sempre usufruiscono di strutture all’altezza e del coordinamento necessario”.

Amante della letteratura, traduttrice di grande professionalità e imprenditrice che aveva fondato una società di consulenza linguistica – l’Associazione Professionale Manuscript – alloggiata all’inizio in un minuscolo ufficio non più largo di un corridoio in un vialetto pisano. Elisabetta comprese che

“per curarsi bene occorre essere svegli, informati, “resistenti” e a volte anche rompicoglioni. Testa e gambe allenati, anche quando non ce la fai più. Che in Italia oltre all’assistenza garantita è indispensabile quella magica rete di sostegno fatta di parenti e amici. Che si spende, e tanto, nonostante l’esenzione. Che è difficile, per chi lavora in proprio come me (e non ho mai smesso di farlo in questi mesi), accedere alle indennità INPS pur pagando l’aliquota più alta. Ho imparato la pazienza e il pudore impudico di andare avanti con la faccia da chemio in un mondo di belli&perfetti. Ho conosciuto soprattutto i malati, le donne-col-foulard, e tanta vita che urla, nonostante dolore e paura, in sale d’aspetto infinite. Sto scrivendo anche per loro, perchè siano ascoltati di più… E ora passo dal parrucchiere per i miei capelli nuovi”.

Il 1 novembre 2011, il Sindacato dei Traduttori Editoriali STRADE, ha dedicato a Elisabetta Sandri una convenzione per la tutela sanitaria dei traduttori e degli scrittori, un esperimento di nuovo mutualismo che farà strada nel mondo del lavoro indipendente. Un atto visionario, ma quanto mai necessario, visto che, in Italia, non esiste alcuno strumento di tutela né assistenziale, né previdenziale,  per i traduttori editoriali che lavorano in regime di diritto d’autore e che, insieme a figure professionali con altri regimi fiscali, formano il popolo degli indipendenti,  nel complesso un terzo della forza-lavoro attiva. Così si legge nella dedica che i traduttori di STRADE hanno chiesto di scrivere a Roberto Di Scala, a suo tempo collega di Elisabetta:

“Contro le parole ottuse della burocrazia ha lottato, soprattutto nell’ultimo periodo quando cercava in qualche modo di far breccia in un muro di impedimenti, lacci e pastoie burocratiche che sembrava non permettessero a una traduttrice come lei, malata e impossibilitata a lavorare, di ottenere indennità che in altri campi lavorativi sono un diritto. Gli ultimi mesi di Elisabetta sono stati l’epitome della solitudine del traduttore di fronte alle mancanze di un sistema imperfetto. Nonostante le difficoltà, lei non ha mai rinunciato a capire i meccanismi dei procedimenti amministrativi e burocratici di quel sistema. Ha cercato informazioni, si è confrontata con colleghi e colleghe in qualche modo non estranei alla sua situazione, ha approfondito e portato avanti con determinazione una sorta di inchiesta che si è arenata una notte d’agosto.

Elisabetta Sandri in qualità di traduttrice tecnica aveva aperto una partita IVA e rientrava nella Gestione separata INPS. Come tutti gli indipendenti iscritti alla Gestione separata INPS, messi lì perché non esercitano una professione ordinistica, i traduttori tecnici versano ormai il 27,72% del loro reddito preimposta allo Stato. Il 27% è il contributo per la previdenza, cioè la pensione, e lo 0,72% per l’assistenza, per l’indennità economica in caso di malattia. Agli indipendenti,  i governi di destra e sinistra che si sono alternati negli ultimi 16 anni hanno, con una dose notevole di crudeltà e sadismo, negato il diritto alle indennità in caso di malattia.  Un’ingiustizia cui la ministra Fornero ha deciso di rimediare. Apparentemente.

La Ministra infatti ha fatto pagare ai lavoratori indipendenti il riconoscimento di un diritto negato per anni, innalzando di un ulteriore punto percentuale il contributo previdenziale e lasciando fermo quello per l’assistenza.
Ciò vuol dire che se un indipendente si ammala ha diritto a una miseria d’indennità economica. Alla lavoratrice indipendente si chiede di versare interamente a suo carico i contributi per la pensione in nome di un patto tra le generazioni valido solo per la “vecchia”, non per le future. E, soprattutto, all’indipendente che si ammala, lo Stato italiano dice: arrangiati.

Come tutti gli indipendenti, e in particolare coloro che non esercitano una professione ordinistica, anche i traduttori sono esclusi da una vera forma di assistenza. La convenzione stipulata da STRADE con una società di mutuo soccorso è il risultato di un anno di lavoro ed è il frutto di un percorso condiviso. I traduttori e le traduttrici editoriali infatti hanno deciso insieme, dopo confronti e discussioni, cosa dovesse essere prioritario, e cosa no, nella loro assistenza.

Agli iscritti, e iscritte,  di STRADE, la convenzione garantisce un sussidio di malattia, un assegno di gravidanza, il rimborso per analisi mediche e ticket, oltre che un sostegno in caso di perdita dell’autosufficienza.  La quota annuale è di 246 euro. I congiunti che il socio decide d’iscrivere non usufruiscono di sussidi ma, se si ammalano ed è il socio a prendersene cura, a lui spetta un sussidio. Marina Rullo, che insieme a Fabio Galimberti è l’anima del progetto STRADE, afferma :

“Noi vogliamo riscoprire il mutualismo  e stiamo lavorando ad un nuovo sistema di mutuo soccorso. L’idea è nata – continua Marina Rullo – perché come lavoratrici autonome non abbiamo nessuno dei diritti sociali assicurati ai lavoratori dipendenti. E’ chiaro che non si può supplire ad una grave mancanza dello Stato in maniera spontanea e così abbiamo scelto la strada del mutualismo”. A differenza della Gestione separata dell’INPS, l’accordo garantisce ai traduttori il controllo sul fondo e la certezza che sia investito in maniera etica. “Il nostro progetto – conclude Marina Rullo – è di offrire convenzioni e servizi come l’assistenza legale specializzata in diritto d’autore”.

“Insieme Salute” è  una mutua sanitaria ad adesione volontaria che garantisce ai propri soci l’assistenza sanitaria, ed economica, integrativa della sanità pubblica. Tutela il ricovero in cliniche e case di cura, l’assistenza ospedaliera e quella odontoiatrica. Fa parte della FIMIV (Federazione Italiana della Mutualità Integrativa Volontaria, e del Consorzio Nazionale Mutue Sanitarie Mu.Sa.

La FIMIV ha una lunga storia. La sua denominazione originaria era Federazione Italiana delle Società di mutuo soccorso, fondata nel 1900 in occasione del 1° Congresso delle Società di mutuo soccorso, gli istituti voluti dal movimento operaio italiano a partire dalla seconda metà dell’800. Oggi, la Fimiv eroga una serie di servizi sociali, ricreativi, economici ai propri soci. Nel concetto di mutuo soccorso, al quale fanno riferimento anche i traduttori di Strade, afferisce anche il servizio di consulenza legale e fiscale, l’elaborazione degli statuti delle associazioni, la consulenza di nuove mutue.

I lavoratori e le lavoratrici indipendenti che decidono d’intraprendere un percorso simile e vogliono ricevere maggiori informazioni possono scrivere a mutuosoccorso.elisabettasandri@yahoo.it.

 

Elena Doria – Roberto Ciccarelli

 







 
 

46 Comments

  1. [...] sostegno che si richiama alle prime esperienze di autotutela operaie della fine dell’Ottocento. La mutua “Elisabetta Sandri” è ora aperta all’adesione di altri soggetti strutturati del mondo indipendente e [...]

 
 

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