Home » report »

Palermo: parliamo delle nuove istituzioni del Quinto Stato

 

Sabato 9 giugno ai cantieri della Zisa di Palermo si è svolto il primo incontro del laboratorio territoriale e diffuso del Quinto Stato, organizzato da Cantieri che vogliamo, Clac, Laboratorio Zeta e Teatro Garibaldi aperto. La sessione mattutina dell’assemblea si è soffermata sui punti critici della riforma del “mercato” del lavoro dal punto di vista dei lavoratori indipendenti:

- Questa riforma compie una scelta gravissima, aumentando le aliquote contributive dal 27 al 33% per più di un milione di lavorat* autonomi e collaboratori iscritti alla Gestione Separata INPS;
- non intraprende alcuna azione significativa contro la condizione di precarietà in cui versano almeno 4 milioni di persone; non disegna alcuna riforma del welfare, né prospetta alcuna introduzione, sostegno e continuità al reddito di base, considerando che l’assicurazione sociale per l’impiego (ASpI) è già oggi inaccessibile a 9 indipendenti su 10;
- impone una semplificazione del tutto fallace sulla monocommittenza, con la quale pretende di distinguere le “false” dalle “vere” partite IVA, rischiando di far precipitare tutti nel lavoro nero o sommerso.

La discussione ha affrontato i temi chiave per rispondere a questa situazione. In primo luogo è stato descritto il modello di nuovo mutualismo proposto dal sindacato dei traduttori STradE, in particolare l’esperienza che ha portato alla convenzione di mutuo soccorso assistenziale “Elisabetta Sandri”. La convenzione è aperta all’adesione di altri soggetti del mondo indipendente. È stato inoltre precisato che, oggi, mutualismo significa entrare a far parte di un soggetto sociale che si auto-organizza e offre servizi che rispondono ai bisogni reali di ognuno, controllandone la qualità e l’efficienza, la trasparenza delle attività e la gestione partecipata e democratica. Infine il mutualismo non intende sostituirsi al Servizio Sanitario Nazionale, ma diventare lo strumento con cui ottenere un’estensione davvero universalistica del welfare che al momento esclude gli e le indipendenti.

Nel corso della mattinata ci si è concentrati su un’altra alternativa proposta dal Quinto Stato, quella dei co-working di nuova generazione, cioè quelli non legati al franchising che si stanno diffondendo anche in Italia, bensì quelli legati all’obiettivo di creare una comunità di professionisti (e non solo), non vincolata al profitto, bensì basata sulla condivisione del lavoro e sull’idea di impegno sociale, cittadinanza attiva e beni comuni. All’incontro erano presenti i cowork “Re Federico” e “Neunoi”. È emersa l’esigenza, particolarmente sentita anche a Palermo, di un’economia collaborativa che premi il ruolo del cittadino attivo in un drammatico momento di crisi, di inoccupazione e di disoccupazione.

Nel pomeriggio la discussione si è molto soffermata sull’intreccio tra la situazione presente e futura dei Cantieri culturali della Zisa (un tempo cuore della vita culturale cittadina e oggi per lo più inutilizzati e in stato di abbandono), del teatro Garibaldi, del ruolo del lavoro culturale e sociale e di quello degli indipendenti che agiscono in questi ambiti.

Il dibattito si è dapprima concentrato sul concetto di Quinto Stato. Tra le oltre cento persone che si sono alternate al mattino e al pomeriggio è stato subito chiaro che esso descrive una condizione comune del lavoro indipendente. Senza nascondersi le difficoltà di definire una condizione che descrive gli indipendenti in negativo, cioè come apolidi, si è messo l’accento sugli elementi che possono articolare un percorso di liberazione. Siamo ancora lontani dall’immaginare forme di aggregazione a partire dalla condizione del lavoro contemporaneo. La difficoltà consiste en capire in che modo si possa costruire un’unione tra diversi, visto che non esistono più luoghi comuni, mansioni uniche e riconoscibili sul lavoro, oltre le forme classiche della rappresentanza.

Per questa ragione la discussione si è andata sempre più concentrando, con grande intensità e partecipazione, sul ruolo che potrebbero avere le nuove istituzioni culturali a Palermo, come nel resto del Paese. Molto è stato detto sulla natura di queste “istituzioni”, alla luce della necessità di non negare il ruolo di mediazione dello Stato, in particolare la sua capacità di fornire il welfare. Complice la crisi ma anche il problematico ruolo dello Stato in Sicilia, l’autorità pubblica si è come ritirata dai suoi compiti istituzionali. Nel frattempo si moltiplicano casi di auto-organizzazione dei cittadini, come dei lavoratori della cultura. È stato analizzato l’esempio di un asilo nel centro della città dove le madri si stanno organizzando per riaprirlo e chiedono il riconoscimento alle autorità.

L’auto-organizzazione, indirizzata ai beni comuni, è il sintomo di una necessità: quella di una svolta “post-assistenzialista” nella mentalità della cittadinanza (che non dovrebbe considerarsi più utente passivo di un servizio) e di un superamento dei circuiti dell’intermediazione che, tanto nell’editoria quanto nella formazione, drenano risorse e negano diritti. Per supportare una tale svolta, quanto mai necessaria per reagire alla crisi attuale, si è tornati – infine – a riflettere sull’istituzione capace di valorizzarla. Si è molto discusso della costituzione di comunità dal basso, e di sistemi di garanzia partecipativa che oggi vengono sperimentati nell’agricoltura biologica e nel tessile e che sarebbe interessante sviluppare nell’ambito della produzione culturale e nel governo delle istituzioni come i cantieri della Zisa o del Teatro Garibaldi. In questo modello, utenti e produttori in una filiera trovano un accordo sulla base di alcuni princìpi, vigilano sulle attività e promuovono un’economia collaborativa.

Una simile istituzione non può essere calata dall’alto: va creata attraverso nuovi percorsi di cittadinanza, basati sulle pratiche sperimentali sociali e culturali ispirate a modelli alternativi di partecipazione. Insomma un percorso di auto-costituzione in divenire, che eviti eccessi di pianificazione sociale, preferendo la strada della riattivazione della partecipazione democratica non assistenzialistica. Sono stati in molti a convenire che questo può essere il modo per riconoscere, e rilanciare, il ruolo della cittadinanza, oltre che del lavoro culturale.

La Quinta stagione è arrivata a Palermo. Se ne continuerà a discutere. Ci siamo lasciati con un appuntamento nel prossimo autunno.

 







 
 

0 Comments

You can be the first one to leave a comment.

 
 

Leave a Comment