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MULTIVERSO. Coworking di seconda generazione a Firenze

 

Com’è noto la Teoria del Multiverso ipotizza che molti universi paralleli esistano contemporaneamente. Partendo da questa suggestione abbiamo creato una realtà professionale che si basa su un circuito votato allo sviluppo simultaneo di progetti indipendenti.

Tra gli elementi costitutivi vi è l’uso comune del logo come elemento di reciproca valorizzazione professionale. Questo con l’intento di superare la classica logica di business legata ad un brand ad uso esclusivo dei soci dell’impresa. All’inverso, un logo vincolato ad una mission produce un significativo incremento della motivazione di tutti gli aderenti al circuito, consapevoli che il valore che stiamo incrementando non si riferisce semplicemente agli utili della società, bensì costituisce un valore simbolico permanente e collettivo per incrementare esponenzialmente le opportunità dell’intero circuito di lavoro e per rafforzarne il posizionamento strategico.

Coerentemente a questo elemento il processo produttivo utilizza metodologie e strumenti mutuati dalla rete e dalle pratiche del web 2.0, nell’ottica del feedback, del ranking delle prestazioni e dello sviluppo di pratiche partecipative e orizzontali.

Tutto questo ragionamento poggia sulla convinzione di fondo che il lavoro nelle sue forme collaborative produca un valore aggiunto, trasformando l’organizzazione del lavoro stesso per rispondere a una domanda di senso intorno a quello che si fa e alla condizione sociale che questo fare determina.

2.0
Quando diciamo che Mutiverso è un coworking di seconda generazione lo facciamo riferendoci alla distinzione tra i due asset che il nostro esperimento sviluppa.

Multiverso nasce dall’intersezione tra alcune esperienze pregresse di diversa natura: Switch-creative social network che organizza da anni eventi underground, Zone Future che sviluppa consulenze su energie rinnovabili e nuove tecnologie per le pubbliche amministrazioni e da Gold, marchio di abbigliamento street. Queste strutture, in un naturale processo di crescita, avvertono il bisogno di stabilizzare le proprie relazioni e avendo visto e conosciuto esperienze di coworking in altri capitali europee partono da un ragionamento piuttosto semplice di natura immobiliare. Viene individuata una ex fabbrica di lumi e tramite un intervento di ristrutturazione abbiamo abbattuto i costi utilizzando risorse che oggi sono interne al circuito.

Un open space di 600mq in cui oggi si trovano 40 postazioni di lavoro attrezzate con scrivania e connessione (400mq) e una serie di spazi comuni (200mq) che rendono vitale e accogliente la community.

Fin da subito ci è chiaro che la struttura immobiliare è solo la base per lo sviluppo delle azioni successive e che a partire dal perimetro definito di un luogo fisico è possibilire stabilizzare relazioni umane e progettuali per renderle capaci di collocarsi sul mercato e vendere servizi conto terzi.
In poche parole l’attività immobiliare si rivela, come peraltro sapevamo a bassa marginalità. Il costo di 250 euro mensili per l’affitto della postazione, anche a pieno regime supera di poco il costo complessivo dello spazio se inteso come la somma tra l’affitto, le utenze e i servizi.

Le persone che in diversi modi concorrono a rendere economicamente praticabile il sostentamento di Multiverso si ritrovano a disporre di una sede speciale a costi ridottissimi in cui è possibile far maturare idee, progetti, lavori.

Questo secondo tratto è alla base della costituzione di una Creative Agency che vende servizi di comunicazione a 360° e che li realizza utilizzando le risorse interne al circuito. Multiverso diventa per questa via un ecosistema particolarmente adatto a ospitare giovani professionisti, startup, società innovative capaci di condividere saperi e socializzare competenze e committenze.

Niccolò Pecorini, Socio fondatore Multiverso
Michele Magnani, PR e comunicazione Multiverso

 







 
 

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