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Inchiesta sul Quinto Stato: il Cantiere per pratiche non-affermative

 

Marina Donato*

Il Quinto Stato oggi è un perché per tutti coloro che si trovano a cavallo tra la professione e il precariato. 
Un perchè di massa, costituito dall’esperienza dei viventi, al di là del loro status professionale, classe sociale, o generazione di appartenenza. 
Per spiegare cosa sia il Quinto Stato, basta poco: occorre osservare la nostra realtà : Niente più misteri,ma occhi aperti.
Il Quinto Stato non è cecità, ma è solo e soltanto negazione: oggi giorno a 7 milioni di cittadini italiani, non sono riconosciuti i diritti sociali fondamentali, e oltre ad essi, vi sono 5 milioni di cittadini stranieri che oltre a tali diritti sono privati anche del diritto alla cittadinanza.


Parliamo dunque di cervelli in movimento, in continua crescita collettiva, e non di certo in fuga, e sono proprio queste menti che hanno concepito “L’APPELLO DEL QUINTO STATO”, l’appello contro il ddl Fornero per una nuova idea di welfare e lavoro.


Loro sono i lavoratori e lavoratrici della conoscenza: ogni giorno producono beni comuni: intelligenza, relazioni, benessere comune.
Ciò che si discute non è di certo l’ovvietà della riforma, ma le cecità: loro, in quanto lavoratori, sono il grande assente della riforma del mercato del lavoro.
Questa riforma sta facendo passare, in sordina, la decisione di aumentare l’aliquota previdenziale per le partite IVA di 6 punti, dal 27 al 33%. 
Una scelta gravissima, che inciderà sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS.


Già dal prossimo settembre almeno un milione e trecentomila persone vedranno il proprio reddito nuovamente tagliato, senza alcuna speranza di percepire in futuro una pensione dignitosa.
Ma non finisce quì: il mondo del lavoro italiano ci regala altro: a chi di fatto non viene attribuito un contratto da dipendente a tempo indeterminato, non viene riconosciuta piena cittadinanza costituzionale.
Il nostro Stato, non tutelando la sua forza lavoro, si avvia sempre più verso un sistema fallimentare: oggi l’Italia resta l’unico Paese europeo,
insieme alla Grecia, a non garantire protezioni sociali per tutti i lavoratori.

La “nuova” assicurazione sociale (ASPI) non è che il vecchio 
sussidio di disoccupazione, praticamente inaccessibile a chi svolge un’attività indipendente.
Lo scopo dell’appello è cercare dunque una coalizione tra le singole categorie, una coalizione del lavoro indipendente e precarizzato, una coalizione tra chi vive ad un passo tra l’occupazione ed il precariato, tutto questo con un unico e scopo: riappropriarci di un diritto che va oltre i valori costituzionali: il nostro futuro, quello stesso futuro che nessuno può imporci, che siamo noi a scegliere, ma che deve esserci garantito con dignità, quindi welfare, reddito e diritti garantiti.

Parliamo di un appello dunque che dal momento della sua comparsa in rete, ha suscitato moltissime adesioni: adesioni costituite da esperienze vissute, vere e concrete.
La maggior parte dei firmatari sono movimenti che si interessano ai problemi comuni e che quotidianamente lottano con l’assenza di questi diritti fondamentali, ma soprattutto i firmatari, sono accomunati dall’essenza di un futuro concreto, un futuro ormai precarizzato e incerto.


Il successo che l’appello ha suscitato negli animi dei firmatari, è un campanello d’allarme positivo perchè ci sono molte coscienze in questo paese marcio e malato che sentono l’esigenza di crescere e combattere anche quando la via d’uscita sembra essere lontana.
 Questa si chiama forza, ma soprattutto questa è coalizione delle menti.
E sono proprio le menti, a concepire le attività di crescita in diversi settori.

Iniziamo un’inchiesta su chi ha risposto all’appello. Accanto al noto Teatro Valle, ad esempio, c’è la rete “Cantiere per pratiche non-affermative”, una rete formata da un gruppo di giovani designer italiani, i quali come designer, si sentono coinvolti non solo verso la  fabbricazione di oggetti, ma anche da relazioni, linguaggi, immaginari collettivi, chiedendosi quale sia la loro posizione oggi all’interno dell’economia vigente.
Si definiscono un “Cantiere”, perchè le loro attività sono un continuo divenire collettivo.


Tra le attività svolte dal cantiere, citiamo : 


-RUNRUNRUN : Una mostra e degli incontri sul vivere precario e sul fenomeno socio- economico del nostro tempo.
Nella mostra, a cura di Melissa Destino, arte e design si combinano fra loro e si confrontano con i punti di vista di un filosofo 
e di una psicologa con l’obiettivo di offrire uno scenario poliedrico e discutibile. La precarietà è una componente strutturale della società liquida,
è una condizione che da una parte influenza la gestione dei mezzi di produzione e dall’altra è determinante nella sfera delle relazioni umane. 

- ABITO : Il progetto di Giovanna Zanghellini, nasce da una serie di riflessioni sul fenomeno della precarietà ed i suoi risvolti sull’abitare contemporaneo.
Può la nozione di precarietà venire alla luce in relazione a condizioni e pensieri riguardo l’abitare? 
Un progetto dove gli oggetti, si trovano al confine tra forma e senza forma, funzionale e simbolico. Il progetto diventa quindi veicolo di una storia, che non parla tanto di cose ma piuttosto di persone e del loro abitare precario.

- SCRITTURA COLLETTIVA : Un progetto volto a mirare all’acquisizione di nuovi metodi di orientamento attraverso la propria pratica: raccontare e  praticare il design con metodi di approccio alternativi. Punto cardine del metodo è l’assenza di risposte: è il confronto, in quanto fondamentale, che genera dialogo.



Queste, come molte altre simili attività, sono solo una piccola parte di quel Quinto Stato,lo stesso che il 5 maggio “scenderà”in campo a Roma, presso la Città dell’altra Economia, per credere con la forza della coesione intellettuale e non delle precarie menti, in un futuro, il nostro.

*Giornalista Freelance

 







 
 

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