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Il coworking in Italia

 

Aurelio Balestra*

La terza edizione appena conclusa della Conferenza Internazionale del coworking Europeo ha segnato definitivamente la nascita di un vero e proprio settore economico legato al fenomeno del coworking che vede raddoppiare ogni anno gli spazi ad esso dedicati in tutto il mondo. In Europa la tendenza sembra decisamente confermarsi anche sulla scia della previsione che nel 2020 il 50% degli occupati nel privato saranno freelance.

In alcuni paesi europei, come Francia e Belgio, lo Stato stimola con finanziamenti e incentivi l’apertura di nuovi spazi di coworking che creino una sorta di ecosistema facilitante per i giovani che devono sempre più inventarsi sbocchi professionali in settori innovativi, creativi e senza la tutela di contratti di assunzione. In altri paesi vengono promossi bandi per finanziare e favorire la nascita di startup di business che tentino di vincere la morsa della recessione europea e che indirettamente determinano l’apertura di centri per il coworking.

In Italia questo tipo di scenario è ancora in fase embrionale: il sistema economico, sia pubblico sia privato, deve ancora riprendersi dal colpo della “scomparsa” improvvisa del denaro pubblico cui fare riferimento. Per molto tempo infatti l’iniziativa imprenditoriale per un giovane è stata considerata un’opzione residuale rispetto al lavoro dipendente e oggi si cercano con fatica altre strade per favorire l’autooccupazione giovanile.

La nascita e la diffusione di spazi di coworking è strettamente legata all’emergere di una cultura sociale che premi l’iniziativa imprenditoriale, oltrechè alla presenza di strumenti e incentivi come bandi e finanziamenti per l’innovazione e soltanto recentemente ci sono segnali di politiche economiche pubbliche che vanno in questa direzione.

Il coworking è un risultato, è uno strumento facilitante, non una causa scatenante: in Italia mancano coworker non spazi di coworking (che nascerebbero con l’aumentare dei primi), manca la cultura del freelance, dell’imprenditore, della possibilità di fallire più volte e ricominciare a testa alta, del rischio individuale.

Nella sola Berlino si contano oltre 30 spazi di coworking perchè è una città che attrae startup e persone che provano a fare business. La Silicon Valley è diventata tale per la cultura imprenditoriale presente e per ciò, capitali inclusi, che essa è in grado di attrarre, più che per la presenza di idee e di tecnologia.

Per creare cultura imprenditoriale serve riconoscimento sociale, servono incentivi economici e semplificazioni normative ma sono anche necessarie reti di salvataggio, tutele di diritti sociali e previdenziali, strumenti formativi, etc.
In Italia queste condizioni facilitanti sono quasi tutte da creare e il coworking è soltanto una di queste. Anche per questo l’attuale offerta di spazi di coworking è molto più destrutturata e debole che in altri paesi europei.

*Project manager di Toolbox Coworking
Torino

 







 
 

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