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Idee per un Co-Working di nuova generazione

 

Alla città dell’altra economia di Roma sono iniziati gli incontri del laboratorio del Quinto Stato. Uno dei primi temi discussi dai tavoli dei lavori è il “co-working”. Queste sono, al momento, le linee guida di una riflessione che è in continuo sviluppo. Continueremo a riflettere e a progettare il co-working il prossimo 1 giugno, sempre alla città dell’altra economia, padiglione n1, dalle 18,30 in poi

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Come organizzare un co-working che non sia uno spazio che usa in franchising il logo di una multinazionale e ospita i lavoratori indipendenti, previo pagamento di un canone di affitto della postazione di lavoro? Il co-working dovrebbe essere uno spazio che coniuga l’innovazione tecnologica e quella sociale, che metta insieme la tensione politica verso la coalizione del quinto stato e l’innovazione produttiva ecocompatibile. si sta riflettendo sulla Cae, ma si è convenuto che questa riflessione potrebbe essere adottata per molti altri contesti, a roma come nel resto del paese.

il Co-Wo di nuova generazione potrebbe articolarsi (riassunto delle proposte):

1) creare un luogo dove si possibile il riciclo e il riuso del materiale produttivo informatico (esistono molte esperienze in questo senso), la produzione di oggetti in 3d, e tutta una serie di nuove attività che mescolano l’artigianato digitale il lavoro autonomo e la piccola impresa nella forma dell’economia cooperativa.
2) public library e luogo di consultazione di archivi open space. questo spazio così concepito potrebbe far conoscere i lavori e le persone, favorirne l’incontro integenerazione e interprofessionale, oltre che l’approfondimento, il libero studio e un nuovo rapporto tra “studenti” e docenti”
3) baby garden
4) spazio di lavoro in comune, di studio e socializzazione per gli studenti, italiani e stranieri
5) redazione per i giornalisti freelance e per tutti gli operatori della comunicazione che condividono un progetto insieme, una forma associativa
5bis) Il Co-Wo è uno spazio dove si organizza e lavora la redazione della piattaforma informativa quintostato.it
6) una free-school: luoghi dove favorire un incontro tra studenti e “docenti”, pensare a innovare le forme della formazione e della trasmissione o rielaborazione dei saperi (i “professionisti”, docenti, esperti che, tra gli altri, vivono il Co-Wo potrebbero fare corsi ecc)
6) spazio di informazione e scambio, una bacheca diffusa e virtuale per l’offerta e lo scambio dei lavori ai freelance di tutte le categorie
7) spazio che, sul modello del “Re-use” (cioè del riutilizzo sociale e creativo degli spazi e dei tempi di vita tra lavoro e non lavoro), si possa creare un modello di “baratto asincrono”, dove prevedere la possibilità di cedere a terzi un’attività; servirebbe per creare e estendere le relazioni, oltre che ad auto-finanziare Il Co-Wo
8) spazio dove si organizza il mercato del libro usato autogestito dagli studenti (a roma ancora non c’è, a differenza di altre città italiane)
9) spazio per l’(auto)formazione e le pratiche del mutualismo (assicurativo, previdenziale, fiscale) dei lavorar* indipendenti
10) spazio di autofinanziamento mediante l’uso della progettazione europea.

* L’idea dello spazio CO-WO nella città
Nella discussione è emersa quindi l’esigenza di considerare Il Co-Wo di nuova generazione come uno spazio plurale, polifunzionale e in divenire, che raccoglie in una forma non permanente la ricchezza della società in cui viviamo e del lavoro indipendente in particolare. E’ stato anche sostenuto che, così concepito, il Co-Wo dovrebbe essere uno spazio per sua natura riadattabile e riconvertito ai beni comuni, che entra in relazione e ripensa altri spazi come le ex caserme e i grandi mercati rionali della città.

 







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