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CoCoWork!: il report

 

Al Teatro Valle Occupato, il 24 e 25 novembre 2012, sono stati affrontati i temi più attuali che riguardano l’auto-organizzazione, il mutualismo, i diritti e le tutele del lavoro indipendente in Italia.

Lavoratrici e lavoratori della conoscenza, dello spettacolo e dell’economia del terziario avanzato, dei servizi e dell’immateriale si sono ritrovati ai tavoli di lavoro dove si è discusso di coworking, di nuove politiche culturali, di un radicale rinnovamento delle politiche pubbliche, affrontando i limiti e le risorse degli strumenti a disposizione.

Sul cowork:
All’incontro di sabato 24 novembre, e il successivo tavolo di lavoro di domenica 25 novembre, al quale hanno partecipato tra gli altri i coworking Lab121 di Alessandria, Multiverso di Firenze, Cowo 360 e Spqwork di Roma, Re Federico Cowork di Palermo sono state raccontate e analizzate esperienze già in atto di co-work ed è emerso che, per il momento, questo fenomeno emergente è tutto in costruzione.

È importante però farsi riconoscere formalmente rispetto al lavoro che si fa. Molto si è discusso sullo strumento da adottare per farsi riconoscere dalle amministrazioni, come dal mercato.

Una prima ipotesi potrebbe essere quella di scrivere un documento in cui vengano riconosciuti i diritti dei co worker. Una carta aperta che sottolinei le specificità e le differenze.

Un’altra ipotesi è stata indicata nella mappatura delle esperienze di co working nazionali, che sottolinei le specificità, collegata ad una più generale inchiesta sulle condizioni e sui soggetti del lavoro della conoscenza in Italia. Questo potrebbe essere un lavoro da sviluppare in rete, condotto dai coworker come da tutte le realtà sociali e produttive, artistiche e lavorative, interessate alla cooperazione tra lavoratori e lavoratrici, all’economia della condìvisione, al mutualismo degli indipendenti. Un’inchiesta che serva da strumento politico e conoscitivo per raccontare la realtà emergente, ma ancora del tutto invisibile, di almeno un terzo della forza-lavoro attiva in Italia.

La discussione si è soffermata sulla riqualificazione degli spazi dismessi o non valorizzati nelle nostre città. La pratica, lo spirito e le prospettive del co-working potrebbe soddisfare anche questa esigenza diffusa.

Altro tema è stato quello dei bandi pubblici e il rapporto con la pubblica amministrazione. Altro tema è quello del rapporto con le banche. I coworker pongono il problema di un accesso facilitato al credito per strutturare la propria attività.

Il fenomeno del coworking è altamente differenziato e in crescita. in poco più di due anni ne sono nati 130, e ogni settimana ne nasce uno in Italia. Nella discussione ci si è chiesto se esiste, o può esistere, una o più caratteristiche per definire questo fenomeno. Potrebbe passare dal riconoscimento di alcuni valori comuni, come la condivisione dei lavori e dei progetti tra coworkers, quello di valorizzare le professionalità, la pratica del lavoro condiviso che genera formazione, comunicazione e trasmissione di professionalità; infine dalla consapevolezza che il cowork dovrebbe essere una modalità che premia il lavoro vivo del singolo e non il profitto.

Il lavoro di ricerca e di pratica comune sul coworking potrebbe proseguire approfondendo alcune problematicità emerse anche durante Cocowork:

1) orientarsi nelle differenze tra economia profit e economia no profit
2) definire un rapporto tra cowork e mercato e tra cowork e welfare per i lavoratori e le lavoratrici indipendenti
3) proseguire il lavoro sul bilancio sociale per i cowork
4) mettere in cantiere un’inchiesta nazionale che analizzi il fenomeno del cowork all’interno di un’analisi del lavoro della conoscenza, culturale e immateriale in Italia

Mutualismo:
Altrettanto importante è stata la discussione sul mutualismo domenica 25 novembre. Con Elena Doria e Fabio Galimberti, del sindacato dei traduttori editoriali STRADE abbiamo analizzato con competenza la questione generale, le problematiche e i temi concreti del nuovo mutualismo socio-sanitario per le lavoratrici e i lavoratori autonomi, i collaboratori e i freelance, i precari in Italia. E’ stata valutata l’ipotesi mutualistica rispetto alla drammatica situazione dell’assistenza sanitaria pubblica, e al problema che investe tutti i lavoratori indipendenti in Italia, la tendenziale esclusione anche dai diritti e dalle tutele assistenziali.

La prima questione affrontata: il nuovo mutualismo è una forma di auto tutela, ma può essere utile anche per il conflitto sociale in un paese che non riconosce i diritti sociali fondamentali di almeno un terzo della popolazione attiva?

Si è voluto comprendere meglio cosa significa rivolgersi ad una società di mutuo soccorso, nel caso di STRADE la SOMS “Insieme Salute”, e cosa comporta. Bisogna capire come questa, ed altre esperienze possano coinvolgere attivamente anche soggetti non omogenei per tipologia di lavori (partita iva, contratti di collaborazione, ritenuta d’acconto, lavoro dipendente) all’interno della convenzione Elisabetta Sandri. Questa convenzione permette di fare contrattazioni a seconda di queste caratteristiche. Qualora i numeri degli aderenti alla convenzione aumentassero si potrebbe pensare alla costruzione di un fondo autonomo (parliamo di almeno 3000 associati).

La quota concordata da Strade è di minimo 246€ che assicurano una serie complessa di prestazioni sanitarie alle lavoratrici e ai lavoratori indipendenti esclusi dal welfare universale pubblico. La strada del nuovo mutualismo è integrativa e non sostitutiva rispetto al welfare pubblico e, anzi, costituisce una traccia interessante di lavoro – e di condivisione – per chi chiede la riforma radicale del welfare novecentesco imperniato sul lavoratore maschio dipendente, subordinato, a tempo indeterminato, e sull’ideal-tipo della famiglia nucleare.

Si tratta di intensificare la discussione e capire se la strada del mutualismo può essere condivisa in termini collettivi.

Si è evidenziata la necessità di fare del mutualismo un paradigma più ampio, che riguarda il meccanismo di condivisione che anche gli spazi di coworking e altre forme, possono essere combinate e lavorare insieme. Un paradigma più ampio anche politico, facendo un discorso sul welfare, il reddito di cittadinanza per un verso e la questione della pensione minima che sia universale ed indipendente nell’ottica di un rilancio delle garanzie sociali universali.

E’ stata approfondita la discussione sulla gestione separata dell’Inps, sulla riforma del Super-Inps e la situazione dell’Enpals, l’ente previdenziale delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo, assorbito anch’esso nel super-Inps. E’ stato aperta una discussione sulle iniziative comuni (come la campagna #iononpossosaldare-Inps) sull’ingiustizia di queste politiche previdenziali che escludono la gran parte degli intermittenti e degli indipendenti dal beneficio di un diritto universale.

Appuntamenti
A partire dal 2013 lavoreremo insieme ai soggetti, gli spazi sociali, i teatri e gli atelier, i cowork di tutte le città italiane interessati a discutere di queste problematiche affrontate a Cocowork al teatro Valle.

 







 
 

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